venerdì 24 agosto 2012

PIER VITTORIO TONDELLI - RIMINI


L'ho letto proprio a Rimini questo libro.
Ho fatto apposta ad acquistarlo pochi giorni prima di partire in vacanza per la riviera romagnola; era anche un'occasione per leggere qualcosa di Tondelli, un'autore il cui nome mi ero segnato sull'agenda personale come "da provare".
Che dire? Aspettative sicuramente ripagate per quello che è davvero un libro molto ben riuscito, con una scrittura semplice, mai banale e mai noiosa.
Un libro che ti tiene incollato alla pagine, a voler saper come andrà a finire per me è il massimo, non credete?
Cosa cercate da un libro? Io cerco una storia, delle storie, in grado di catalizzare la mia attenzione, di farmi un'attimo viaggiare con la mente.
Missione compiuta Rimini.
Peccato che non sia stata realizzata la versione cinematografica del libro.
Si legge in giro che qualche offerta in merito fu proposta a PierVittorio Tondelli, però non se ne fece niente.

domenica 19 agosto 2012

STATUTO - SELECTER @ FESTIVAL RADIO ONDA D'URTO - BRESCIA - 14/08/2012


Arrivo presto in quel di Brescia, intorno alle 19.30.
Parcheggio lungo la strada e attraverso una zona industriale deserta in cui l'unico motivo d'interesse è dato da una ferrovia sopraelevata non utilizzata; ci sarebbe anche una fermata fantasma non aperta, il che rende molto affascinante il tutto e mi fa immaginare che sarebbe bello venire da Cittadella in treno e scendere alla stazione a pochi passi dal Festival.
Avviandomi verso l'entrata noto che l'ingresso è gratuito; strano, penso.
Il concerto veniva segnalato ovunque con ingresso a 8 euro (prezzo onesto).
Così scopro che se arrivi prima delle 20.00 non paghi l'ingresso, mossa decisamente insolita per un concerto.
I miei sensi di colpa per non aver pagato vengono collimati dalla cena a base di panino salamina/patatine fritte e birra che almeno fa si che qualche euro al festival lo dia.
Il festival si svolge in un parcheggio di sassi, forse la location più brutta che abbia visto per un concerto; in confronto al festival di Radio Sherwood sembra di essere in una reggia, e rispetto a quest’ultimo si respira un’aria più “militante”, con tantissimi striscioni scritti a bomboletta pieni della classica iconografia da centro sociale del tipo “No Tav” e altra slogan.
Alle 21.00 salgono sul palco gli Statuto e mi piazzo nelle prime file, sperando che non arrivi il solito gigante che mi ritrovo sempre davanti ai concerti.
Non c’è molta gente, è davvero presto, però con calma l’area si riempie lungo l’esibizione del gruppo torinese.
Gli Statuto sono un gruppo abbastanza unico nel loro genere: un gruppo mod, che nel corso della propria carriera ha toccato varie fasi, dagli inizi underground, al festival di Sanremo del 1991, al ritorno ad una dimensione specifica ma neanche troppo, visto che comunque i loro dischi escono ancora per la Sony.
In quarantacinque minuti di esibizione suonano bene o male tutti i loro classici, anche se con qualche dimenticanza (vedi “Pazzo” o “Ghetto” che, secondo me, non dovrebbero mai mancare in un concerto degli Statuto).
Da notare il ritorno in versione live di un sassofono e di una tastiera che contribuiscono a dare al suono una maggiore fedeltà alla versione studio delle canzoni; l’ultima volta che ebbi modo di vederli, infatti,la line up non prevedeva altro che chitarra/basso/batteria, con le canzoni che assumevano dei contorni più grezzi e quasi punk rock.
Terminano con la cover di One Step Beyond italianizzata (Un passo avanti) e preparano degnamente l’ambiente all’arrivo dei Selecter.
Gli inglesi sono in otto: quattro bianchi e quattro neri, a voler sottolineare il concetto di “melting pot” che da sempre ha accompagnato la band e più in generale il discorso che portava avanti la Two Tone Records, di cui i Selecter furono uno dei gruppi di punta.
Suonano davvero bene i Selecter, con classe, stile ed energia, e le canzoni hanno tutte una resa pregevole.
Pauline Black balla e canta con una vitalità che colpisce; dico alla mia ragazza che la vedrei bene come barista.
Mi piacerebbe arrivare al bar di mattina e farmi servire Brioche alla crema e caffè da Pauline Black.
“Buongiorno”, “Buongiorno”, “Prende il solito?”, “Si, grazie”.
I pezzi forti ci sono tutti: “On my Radio”, “Missing Words”, “Time Hard”.
Su “Murder” io urlo “Merda” come faccio ogni volta che la ascolto in macchina; poco distante da me vedo dei ragazzi che continuano a ridere, forse anche loro la interpretano come me.
Il bis è affidato ad una lunga versione di “Too Much Pressure”, al cui interno si inserisce qualche verso di “Pressure Drop”.
Un bel concerto, davvero.
Vado in cerca del merchandising dei Selecter ma non lo trovo.
Poi usciamo e chiedo al nero che sta all’entrata se posso prendere il manifesto del concerto.
Lui ci dice di seguire i suoi colleghi che stanno andando non so dove, forse nello sgabuzzino in cui sono custoditi migliaia di manifesti da regalare ai fans devoti, penso io.
Dopo un po’ ci rompiamo il cazzo di seguirli e torniamo all’uscita ma il manifesto è sparito.
La gentilezza non paga.

martedì 14 agosto 2012

FRIENDS AGAIN


Fabrizio Bentivoglio e Diego Abatantuono immortalati durante le riprese di "Turnè", memorabile pellicola datata 1990 diretta da Gabriele Salvatores.
Amicizia e viaggio, questi i due temi cardine del film.

sabato 28 luglio 2012

NICK HORNBY - TUTTA UN'ALTRA MUSICA


Un libro piacevole e scorrevole, questo libro dello scrittore londinese tradotto e pubblicato oramai nel 2009.
Leggevo nel web di analogie con "Alta Fedeltà", e qualcosa potrebbe anche rientrare nella similitudine.
La passione per la musica (anche se qui è una passione monotematica verso un preciso autore) e il rapporto con le donne.
Nel complesso comunque "Alta Fedeltà" rimane una sorta di pietra miliare, anche se con quest'ultima lettura Hornby si riscatta dall'ultima prova che avevo avuto modo di leggere, quel "Non buttiamoci giù" che non mi convinse fino in fondo.
Su "Tutta un'altra musica" la storia si svolge per buona parte su due diverse collocazioni geografiche, Stati Uniti ed Inghilterra, per poi completarsi in quest'ultima.
Si parla, tra le righe, del ruolo che vanno ad assumere le nuove tecnologie nell'ambito dei rapporti umani, visto che è proprio grazie ad internet e alla sua capacità di connessione tra le persone che la storia ha modo di svilupparsi come si scoprirà sfogliando il libro.

sabato 21 luglio 2012

STONE ROSES - MILANO - IPPODROMO DEL GALOPPO - 17/07/2012


Nella serie di reunion a cui si ha assistito nel corso di questo decennio e poco più dall’inizio del nuovo secolo, quella degli Stone Roses è apparsa oggettivamente come una delle più inaspettate (visto che solamente nell’estate del 2011 il chitarrista John Squire rilasciava dichiarazioni che non prospettavano certamente l’annuncio dell’effettiva riunificazione esternato solamente pochi mesi dopo) e soggettivamente come una delle reunion più gradite, se non la più gradita per il sottoscritto.
Oddio, il rischio che una band del calibro dei Roses corre in questi casi è che presentarsi palesemente fuori forma o, peggio, fuori tempo massimo, come accade a qualche band che ritorna sulle scene, potrebbe essere una parentesi evitabilissima per quello che di buono la band in questione ha costruito durante la propria carriera, ma fortunatamente questo non si è rivelato essere il caso dei mancuniani.
La storia degli Stone Roses appare decisamente curiosa: un album, omonimo, stratosferico nell’anno di grazia 1989, summa ed anticipazione di quello che sara poi noto come Britpop nel corso dei 90’s, una pausa discografica, dovuta a problemi di carattere contrattuale, durata ben cinque anni, e la pubblicazione di un secondo album, “Second Coming”, da molti bollato come poco riuscito e sicuramente inferiore al debutto (si poteva forse fare meglio?) ma pieno zeppo di buone canzoni anch’esso.
Stop.
Lo scioglimento del 1996 metteva la parola fine ad una delle esperienze più influenti della scena britrock tutta, però quello che la band aveva prodotto bastava sicuramente per inserirla di diritto nel club esclusivo delle cose più riuscite a livello musicale.
Il 17 luglio era insomma un giorno che aspettavo da tempo: a marzo, il primo giorno della prevendita, avevo già il mio bel biglietto in tasca per paura di un utopico “tutto esaurito” che ora mi rendo conto aver ingenuamente presupposto solamente nella mia mente; certo, gente ce né all’Ippodromo di Milano, ma siamo molto lontani dai numeri record registrati a Manchester nelle prime due date di questo tour.
Poco prima delle 22.00 i quattro di Manchester salgono sul palco e senza tante parole attaccano con l’intro strumentale di “I wanna be adored”, che è solo la prima tra le ottime cose prodotte dal gruppo che mi sarà dato modo di sentire nel corso dell’esibizione.
Durante il concerto, infatti, mi ritrovo diverse volte a pensare tra me e me che razza di repertorio si può permettere una band come gli Stone Roses; praticamente tutta roba ad alto, se non altissimo, livello di qualità.
Non c’è nulla fuori posto: dalle melodie pure di canzoni come “Sally Cinnamon” o “This is the One”, al groove dance virato Madchester di “Fools Gold” si tratta di un’ora che scorre via liscia che è un piacere.
Da segnalare il “mood” molto tranquillo della band sul palco che si amalgama bene al tiro “pigro” e sognante di molti pezzi della band.
La conclusione affidata a “I am the resurrection” è il perfetto sigillo sulla serata.
Ora, probabilmente vedere un gruppo nel proprio naturale contesto storico, come poteva essere assistere ad un concerto degli Stone Roses a fine anni ’80, resterà sempre di maggior rilievo che non assistere ad un concerto della stessa 20 anni dopo; però c’è da dire che l’ottima esibizione fa si che si esca tutti ben contenti dall’Ippodromo , e che forse bisognava “essere fatti di pietra” (cit.) per non apprezzare quanto visto.

martedì 17 luglio 2012

HANG THE DJ!


Sabato 21 luglio, io (A. Shepherd)e Paul DeRoma siamo a mettere su un pò di musica (rigorosamente in vinile!) presso il Barracuda di Villa d'Asolo (Tv).
Passate per due birrette estive!

domenica 8 luglio 2012

SOCO ROCK - DEROZER - BARRACUDAS - 6&7 /07/2012


Già l'anno scorso al Socorock di Grisignano di Zocco, cittadina di provincia a metà strada tra Padova e Vicenza, ebbi modo di vedermi un bel concerto con Tv Smith degli Adverts (supportato da Dave Rave dei Teenage Head)e quest'anno le cose non sono state da meno, anzi, se possibile, sono migliorate.
Venerdi 6 luglio c'è la prima data post reunion dei Derozer in terra vicentina dopo un bel pò di anni, mentre al sabato tocca ai grandissimi Barracudas, gruppo tra i miei preferiti, una di quelle band che ti chiedi se avrai mai l'occasione di vedere dal vivo in questa vita.
Insomma, si trattava di due date che già da un bel pò di tempo facevano bella mostra di sè sulla mia agenda.
Alcune considerazioni e sensazioni (positive, ci mancherebbe) sul ritorno in pista dei Derozer le avevo già espresse a maggio dopo averli visti al New Age di Roncade (Tv), prima data veneta del nuovo tour.
Continuo a ripetere che la pausa non può che essere stata positiva per la band vicentina: nel 2008 sembravano stanchi e forse neanche l'appoggio dei ragazzi sotto il palco era più lo stesso, con i ventenni di allora che magari stavano passando a qualcos'altro, oppure li avevano già visti dal vivo 4/5 volte.
Il tempo invece ha dimostrato come la mancanza di un gruppo come i Derozer si facesse sentire, e anche parecchio.
Innanzitutto sono sempre un punto di riferimento (l'unico?) all'interno di una scena che dalla loro pausa non è cresciuta di nulla, facendo anzi molto passi indietro.
Basti pensare ai Duracel, posti in apertura.
Se questo è il futuro, ragazzi, meglio mettersi le mani nei capelli.
Gente che vorebbe assomigliare ai Derozer, ma che però vuole anche far sentire sui testi che ha studiato e fatto l'Università; non si spiegherebbero altrimenti certi concetti contorti che vogliono far trasparire con certe canzoni.
Qualche melodia buona c'è, ma la distanza con i Derozer, anche solo del 1994 è un'oceano.
I Derozer si sono sempre contraddistinti per fare le cose semplici e fatte bene.
Cose per tutti, con testi da strada (se mi si passa il termine).
Il motivo del loro enorme successo nel nord Italia è sicuramente da attribuire anche a questo, oltre che a tutti gli sbattimenti organizzativi con cui negli anni si sono fatti conoscere da praticamente ogni ragazzo italiano che ascolta punk rock.
E la gente vuole bene ai Derozer, perchè vede assonanza tra quello che fanno e quello che sono o che almeno sembra arrivare al pubblico.
A Grisignano, venerdi c'erano 1.000 persone per vederli, e i numeri non sono un'opinione.
Che dire sulla perfomance? Al New Age il locale era contenuto, cosicchè tutti cantavano e l'atmosfera era decisamente calda.
Il festival si tiene all'aperto, su un'enorme palco e come spesso capita nei festival è un'altra cosa rispetto ad un concerto in un locale, anche se per questo non diminuisce il fascino di trovarsi su un campo, con il gruppo che vuoi sentire e un'ottima birra Pedavena in mano che ti disseta.
La scaletta ricalca quella già sentita al New Age, con la doppietta "Cuore Brucia" e "Mondo Perfetto" posta in apertura, e poi via via tocca tutte le fasi della band berica.
Sarei curioso di ascoltare un nuovo lavoro loro, sono sicuro che tirerebbero fuori cose buone dal cilindro.
Il sabato è il giorno dei Barracudas.
E' con grande rammarico che devo obiettivamente parlare di un concerto deludente.
Poteva essere il concerto dell'estate per alcuni (noi 50 sfigati che li ascoltiamo) e gli ingredienti c'erano tutti: band di culto, che chi conosce solitamente ama, ampia presenza in scaletta di canzoni dal mood decisamente "estivo" e leggero con il loro mix di power pop/r'n'r riscontrabile negli esordi della band.
Poteva esserlo, ma non lo è stato.
Troppe cose non hanno funzionato: la presenza scenica della band, il suono ed una scaletta francamente mal combinata.
Dispiace dirlo per quello che rappresentano per il sottoscritto (lo ripeto, stiamo parlando di un gruppo decisamente tra i miei top 5 di tutti i tempi) ma i Barracudas di Grisignano hanno dato l'impressione di non essere neanche una band.
Erano cinque uomini in ferie in Italia che per l'occasione hanno suonato qualcosa.
Può capitare una serata storta, ma francamente credo poco a questa teoria: credo, purtroppo, che bisogna prepararsi per suonare, a qualunque livello tu sia.
Preparare una scaletta che tenga in considerazione ciò per cui la gente ti conosce, suonare compatti, avere un minimo di presenza scenica, insomma cercare di fare le cose fatte bene.
Partono con "Grammar of Misery" e fin qui niente di male, anzi si tratta di un gran bel pezzo, è che piano piano affondano, anzi sprofondano nei pezzi minori e con poca verve della loro discografia.
Di "Drop Out" suonano "I can't pretend", "Violent Times", "Codeine", "Somebody" e "1965 again".
Troppo poco.
Praticamente tralasciano tutti i pezzi "leggeri" di cui prima come "Campus Tramp", "His Last Summer", ma anche "Surfers are back" per non parlare di "Summer Fun", la loro Blitzkrieg Bop.
Questa si dice che avrebbero dovuta suonarla nei bis, ma peccato che i bis non ci siano stati.