SCREECHING WEASEL / TREZZO SULL'ADDA / 10 MAGGIO 2026


Prima di ieri, l'unica volta in cui gli Screeching Weasel avevano suonato in Italia era stata giusto dieci anni fa a Cervia. Ferragosto 2016, non c'ero, ero in ferie. Mi chiedo spesso perchè nei 90s non abbiano mai fatto un tour europeo, Italia e Spagna erano (sono) paesi in cui godevano di ampio seguito con decine di band ispirate da loro e dai Queers. Solo che quest'ultimi avevi modo di toccarli con mano, di testarli dal vivo, con gli Screeching Weasel questo non è mai successo, persi tra cambi di formazione, leggende metropolitane tipo che Ben Weasel fosse agorafobico o qualcosa del genere. Gli anni novanta restano l'epoca d'oro creativa della band, capace di far uscire dischi bellissimi come "My brain hurts" o "Anthem for a new tomorrow", autentiche pietre miliari del genere. Dal 2011, dopo una pausa discografica di undici anni, sono tornati attivi con una certa frequenza con dischi più o meno belli. Personalmente mi era piaciuto "Some freaks of avatism" del 2020, ma stiamo parlando di un'altra band rispetto al decennio d'oro di cui prima: è rimasto il solo Ben Weasel ai comandi, il suono non è più quello di un tempo perchè sono passati venti o trent'anni e probabilmente la forza della band era data dalla chimica con gli altri componenti, Jughead e Danny Vapid in testa. Gli Screeching Weasel dei 90s avevano anche una sorta di imprevedibilità artistica che li rendeva peculiari, non erano monocromatici. Penso al fatto che "Anthem for a new tomorrow" sia stato ispirato da "Pink Flag" dei Wire, penso a cover strampalate tipo "I can see cleary" o "I fall to pieces". Penso al flusso di coscienza di "Emo", registrato appositamente live in studio dopo pochissime prove, imperfetto ma autentico. Insomma, avevano una serie di elementi di discontinuità capaci di dare particolarità al tutto, di dare colore. Un aspetto artsy che forse è stato colto solo da una parte del loro pubblico.
Detto questo, il concerto a Trezzo sull'Adda era attesissimo e gli Screeching Weasel non hanno deluso, con una scaletta che ha toccato un pò tutta la storia della band. Parecchi brani hardcore al fulmicotone da Boogada, il disco del 1988 che, in alcuni momenti, iniziava una piccola transizione verso sonorità pop punk. Poi ovviamente non sono mancate tutte le altre hit. Ben Weasel, con la maglietta dei Retarded (ottimi in apertura, così come gli Odorants), aveva il microfono in mano e si muoveva su tutto il palco: ogni tanto andava a parlare con qualcuno a lato del palco, non so perchè. Oddio, questo sarà successo almeno una decina di volte. I pezzi sono stati suonati velocissimi, a volte anche troppo tipo "Hey Suburbia" che avrei preferito più lenta. Un'ora e qualcosa di concerto e tutti contenti, ad occhio eravamo attorno ai settecento/ ottocento paganti, una gran bella cifra.