I LITFIBA E L'ETNO WAVE


Si dice sia stato Piero Pelù ad inventare il termine etno wave per dare un nome a quello che stavano facendo i Litfiba nel primo periodo della loro carriera. Pezzi come "Instanbul", "Versante Est", "Elettrica Danza", "Desaparecido", "Onda Araba". Solide basi wave mixate con sapori mediterranei o comunque con elementi psicogeografici, come se gli Stranglers fossero nati a Belgrado invece che a Londra.

In effetti in Jugoslavia c'era una band che contemporaneamente batteva le stesse strade, gli Haustor di Zagabria, autori, tra il 1984 e il 1988, di album bellissimi come "Treci Svijet", "Bolero" e "Tajni Grad". Forse in loro c'era un elemento Talking Heads che nei Litfiba non c'era, in Via de' Bardi i riferimenti erano Stranglers, Killing Joke, Bauhaus, Tuxedomoon, virati a volte in chiave mediterranea. Affascinante questa linea Zagabria / Firenze. Potremmo proseguirla idealmente ad ovest fino alla Madrid dei Radio Futura, un album come "De un pais en llamas" è etnowave dalla prospettiva spagnola.

E in Italia oltre ai Litfiba? Direi i Viridanse di Alessandria: il loro album del 1985 si chiama, non a caso, "Mediterranea". Sulla scia dei primi Diaframma ma con qualche elemento personale di discontinuità. Ma anche certi pezzi dei CCCP potremmo inserirli nella corrente, penso all'ovvia "Islam Punk", a "Radio Kabul" o a "Guerra e Pace".

Mi piacciono molto ma non cosidero parte del filone, come leggevo da qualche parte, i gruppi francesi tipo Les Negresses Vertes e Mano Negra: un pò per l'assenza di elementi wave nel suono (caratteristica imprescindibile) e un pò per il ritardo temporale: debuttanti nel 1988/89, quando invece il core dell'etnowave sembra attestarsi a metà decennio.